Joel Dicker – Il libro dei Baltimore

Il libro dei Baltimore era l’ultimo libro di Joel che mi mancava da leggere (almeno di quelli che mi interessano). La curiosità era sicuramente tanta, ma era ancora di più aumentata da dopo la lettura de Il caso Alaska Sanders dove c’erano ripetuti richiami a questo romanzo.

In realtà, anche se classificato come giallo, non ci sono grandi delitti o misteri su cui indagare, tranne che ovviamente capire in che cosa consista quella che sin dall’inizio è definita come “La Tragedia”. Per chi ha già letto sia il caso Harry Québert, sia Alaska Sanders, si ritrova lo stesso protagonista, ossia Marcus Goldman, scrittore di successo che con questo romanzo ci racconta cos’è successo a una parte della sua famiglia. In origine esistevano i Goldman di Montclair e i Goldman di Baltimore. Marcus è il figlio dei Goldman di Montclair, ma ama follemente zio Saul, zia Anita, Hillel e Woody, cioè i Goldman di Baltimore. Zio Saul è un avvocato di grande successo, zia Anita, oltre ad essere bellissima è anche una brava dottoressa, Hillel è suo cugino coetaneo e Woody viene praticamente adottato dalla famiglia.

Nello stile tipico di Joel Dicker, lo scrittore ci porta avanti e indietro nel tempo per raccontarci del Clan dei Goldman di cui faceva parte anche Alexandra Neville, cantante famosissima in tutto il mondo e con cui Marcus aveva avuta una lunga e bellissima storia d’amore.

C’è tanto dolore, tanta suspense, tanti segreti famigliari e cose non dette (come in qualsiasi famiglia). Consigliato? Per me assolutamente sì, se vi piace il genere.

VOTAZIONE: 4/5

Massimo Ansaldi – Macerie

Ho salvato un libro destinato ad essere reso. Le rese sono una costante della vita del libraio, ormai l’ho imparato. E spesso, mentre sistemo i libri negli scatolone che verranno poi spediti indietro, mi piace leggere le trame del volume di cui mi attrae la copertina. Nel caso di questo libro (che non ha per niente una copertina attraente in realtà), mi diceva qualcosa il nome dell’autore. Infatti si tratta di uno scrittore ligure di cui avevo parlato con una cliente quest’estate. Ho deciso quindi di salvare Macerie e leggerlo dato che si trattava comunque di un giallo ambientato nel Golfo dei Poeti. Ci sono almeno tre protagonisti in questo libro: Giovanni, avvocato, Giulia, architetto, e Guido, ispettore di Polizia. I tre si conoscono dai tempi dell’università, ma poi si erano persi di vista per diversi anni impegnati con le rispettive carriere lavorative. Giovanni si era poi traferito a Portovenere dove aveva ritrovato Giulia la quale aveva accettato di andare ad abitare al piano di sopra di Giovanni. Il piano terra, invece, era occupato da Rina, una vecchia amica di Giovanni e mamma di un suo carissimo amico che era venuto a mancare troppo presto durante il naufragio della barca su cui era imbarcato. Si era trattato di una vera e propria tragedia, la cui colpa era ricaduta interamente sul capitano dell’imbarcazione accusato di utilizzare la nave per traffici illeciti. Ed è proprio con il ritrovamento del cadavere di quel capitano a pochi passi dalla casa di Giovanni, Giulia e Rina che parte la storia. Ad indagare c’è Guido, che ritrova così gli amici dell’università. Giovanni, Giulia e Rina vengono interrogati in quanto persone informate sui fatti. Inoltre Giovanni accetta l’incarico di avvocato difensore di un uomo al momento senza fissa dimora che viene accusato di essere l’assassino.
Mentre le indagini vanno un po’ a rilento, il lettore ha il tempo di sospettare sia di Rina, che avrebbe potuto vendicarsi della morte del figlio, sia di Giovanni, che voleva il capitano morto per aver ammazzato il suo più caro amico, ma soprattutto ha il tempo di approfondire il legame che unisce Giovanni, Giulia e Guido. Perché da subito su capisce che c’è qualcosa di irrisolto tra loro.

E’ stata, per me, una lettura davvero molto particolare. Su 250 pagine, salvo solo le ultime 50! Ha questa chiusura con il botto che mai mi sarei aspettata dopo 200 pagine di lentezza. Quindi, lo consiglio? Davvero non saprei! Vale la pena attendere di leggere 3/4 del libro prima di avere un po’ di pathos? Voi cosa ne pensate?

VOTAZIONE: 2,5/5

Marsha Mehran – Pane e acqua di rose

Tornano le tre sorelle Aminpour già protagoniste di Caffè Babilonia. Sempre per la rubrica #lettoemangiato ho infatti letto questo secondo romanzo di quella che doveva essere una serie di sette romanzi. Marjan, Bahar e Layla sono infatti tre sorelle iraniane approdate dopo varie vicissitudini nella contea di Mayo nella verdissima e folkloristica Irlanda. Qua le tre hanno aperto il Caffè Babilonia che è stato addirittura menzionato sulle riviste come miglior locale d’Irlanda. In poco tempo, infatti, le ricette e i piatti iraniani sono entrati nel cuore dei cittadini (anche se non proprio di tutti a dire il vero). In questo romanzo Estelle Delmonico, la vecchia ma arzilla signora che aveva aiutato nel primo libro le tre sorelle, trova durante una passeggiata in spiaggia una ragazza che scambia addirittura per una sirena. Estelle riesce a trasportare in casa la ragazza, evidentemente ferita, e a farla ricoverare in ospedale, dove si capisce che la giovane ha provato ad abortire con mezzi non proprio legali. Marjan fornisce ad Estelle e alla ragazza (che continua a rimanere muta) tutto l’aiuto materiale che può. Nel mentre si presenta al Caffè Babilonia un giovane erede di una grande proprietà nelle vicinanze che chiede di poter parlare con Marjan con cui scocca una sorta di amore a prima vista. Bahar, la sorella più scorbutica ma anche quella con vicende personali più cupe, è invece alle prese con un drastico cambiamento personale. Layla, infine, è pronta a compiere il grande passo con Malachy, il suo fidanzato.

Tra profumi orientali e antiche credenze irlandesi, il libro è scritto davvero benissimo e la lettura scorre via che è un piacere.

Tra le proposte a fine libro ho provato a replicare i biscotti con la farina di ceci che, durante il racconto, vengono menzionati più volte.

VOTAZIONE LIBRO: 4/5

T. J. Klune – La casa sul mare celeste

Dopo essermi iscritta a Tiktok per studiare meglio il fenomeno booktok, ho iniziato a vedere questo libro pressoché su qualsiasi profilo mi imbattevo. Complici anche le numerose vendite in libreria ho deciso di comprarlo e di immergermi in questo mondo che, sebbene classificato come libro junior, viene letto anche da un pubblico adulto.

Quello che ho scoperto è stata una storia forse un po’ lenta ma estremamente dolce, piena di ottimi propositi e di messaggi positivi che vengono trasmessi al lettore.

Linus Baker lavora al Dipartimento di Magia Minorile da 17 anni. Il suo lavoro consiste nel redigere rapporti sugli orfanotrofi che ospitano bambini e ragazzi magici, che lui periodicamente va a visitare. Linus è una persona molto timida, che si attiene scrupolosamente alle regole ed è molto bravo nel suo lavoro. Un giorno viene convocato dalla Dirigenza. I quattro Dirigenti supremi gli affidano un incarico molto importante: Linus viene mandato per un mese sull’isola di Marsyas per verificare che nell’orfanotrofio ospitato sull’isola siano rispettate le regole dettate dal Manuale. Linus è esterrefatto e molto impaurito. I bambini ospitati a Marsyas sono infatti davvero molto speciali: c’è Talia, una bambina gnoma, c’è Phee, uno spirito del bosco, c’è Sal, un ragazzone con l’abilità della trasformazione e ci sono altri due bambini con un aspetto fisico straordinario. Infine c’è Lucifer, detto Lucy, il figlio dell’Anticristo. Linus è sconvolto quando legge i dossier dei bambini ma, seppur titubante, è costretto ad accettare l’incarico e a traferirsi sull’isola per il mese prestabilito. Oltre ai bambini Linus conoscerà anche Arthur Parnassus, il direttore dell’orfanotrofio. Durante questo mese Linus cambierà completamente idea su molte cose e aprirà gli occhi se che che cosa lo rende davvero felice.

Spero ne facciano presto un film perché secondo me ne esce un capolavoro. Consigliatissimo!

VOTAZIONE: 4/5

Matteo Cavezzali – Il labirinto delle nebbie

Ho letto questo libro per lavoro. Dovevo presenziare come libreria all’evento Gotica organizzato a Finalborgo. Il romanzo è ambientato nei primi anni del ‘900 ad Afunde, un paesino situato in quella vasta terra di palude che si trova alla foce del Po. Al paese sono rimaste solo donne perché gli uomini sono tutti morti al fronte o risultano dispersi. La vicenda prende inizio dal fatto che viene trovata uccisa una delle giovanissime ragazze di Afunde: per questo viene inviato al paese un ispettore che indaghi sul caso. Bruno Fosco è appena rientrato dal fronte anche lui e, come tutti, ha i suoi fantasmi da affrontare nel rientro alla “vita normale”. Fosco, appena arriva, cerca di capire con che tipo di persone ha a che fare e si trova attratto dalla giovane Ardea, mamma di Ada. Nel frattempo anche un’altra ragazza viene ammazzata esattamente come la prima ed entrambe avevano tatuato dietro il collo un piccolo uroboro, un serpente che mangia la propria coda. Quando Ada improvvisamente scompare, Ardea e Fosco insieme al vecchio e burbero Della Santa che conosce la palude come le sue tasche, decidono di andare alla ricerca della bambina. I tre, anzi quattro (perché si aggiungerà il rinforzo arrivato dal comando di Bologna) partiranno per addentrarsi sempre di più nella palude alla ricerca di chi (o cosa) abbia rapito Ada. Il viaggio che intraprenderanno avrà un che di mistico e magico che porterà Fosco a fare una scoperta shockante. Finale a sorpresa per questo romanzo che mantiene perfettamente per tutte le pagine un’atmosfera cupa, aiutato indubbiamente dalla location descritta in modo ottimale.
C’è dentro il tema della sorellanza che diventa, ad un certo punto fondamentale, anzi addirittura centrale. Sono sicura: se non fosse stato per l’evento non mi sarebbe capitato di leggere questo romanzo di Cavezzali (che peraltro ho avuto modo di conoscere e di scambiare due chiacchiere durante la manifestazione), però sono stata soddisfatta della lettura in quanto si è trattato di un libro più che gradevole.

VOTAZIONE: 3/5

Stefania Andreoli – Lo faccio per me

Dopo aver sentito parlare per tutta l’estate di questo libro mi sono convinta a leggerlo anche perché l’argomento mi interessava (parecchio). “Essere madri senza il mito del sacrificio”: questo è il sottotitolo che denota molto chiaramente quale sia l’argomento di questo saggio scritto dalla Andreoli, molto in voga nei social media.

Ammetto che tutte le tesi sostenute nel libro mi trovano assolutamente d’accordo, anche se non sempre attuabili nel mio caso personale. Ne ho parlato molte volte con alcuni amici stretti di quanto io non riesca a “slacciarmi” dal ruolo di mamma in cui mio figlio viene prima di tutto, anche di me; di come le uscite in solitaria o con le poche amiche siano ormai un sogno; di quanto anche andare dalla parrucchiera mi sembra tolga del tempo prezioso al rapporto che sto instaurando con il mio bambino. La Andreoli smitizza alcune situazioni tipo in cui le mamme vengono accusate (o molto spesso si autoaccusano) di non essere delle “brave mamme”.

Come argomentazioni il saggio mi ha convinto senza dubbio. Ho però trovato uno stile di scrittura un po’ troppo aulico per i miei gusti. Probabilmente denota una deformazione professionale che fatica ad utilizzare parole e frasi più semplici, però mi viene da pensare come fa a farsi capire con delle stories su Instagram se parla come scrive. Ammetto di non seguirla quindi di non essermi informata più profondamente, ma mi riprometto di farlo per sentirla parlare.

Memorabile, per me, anche se non c’entra con l’argomento principale, è questa frase:

L’analfabetismo funzionale, o illetteratismo, è definito come l’incapacità di processare, fino a comprendere, informazioni con cui si è entrati in contatto. Nel settembre 2020 Luca Aterini riferiva che l’Italia fosse statisticamente il quarto Paese Ocse per adulti non idonei a capire dati e informazioni che vengono loro forniti. Peggio di noi solo Indonesia, Cile e Turchia. Si tratta evidentemente di una grossa falla del sistema, che sta tendendo a diventare una voragine molto più che ridursi a una crepa del tessuto sociale e di sviluppo delle risorse. Ne parlano alcuni, lo denunciano altri, lo usano come insulto i più, non se ne occupa quasi nessuno.

Ci sono tante citazioni che ho sottolineato e che vale la pena tenerle da parte per rifletterci sopra ogni tanto. Questa qua sotto, in particolare, mi rispecchia in pieno

Non solo neghiamo i nostri bisogni, ma facciamo di peggio: ne siamo i primi detrattori. Li trattiamo come se fossero cose che contano meno di quello che è importante per l’Altro, ma siccome non è così, senza accorgercene creiamo i presupposti per la catastrofe: ci illudiamo che il senso dello sforzo possa un giorno essere che se io rinuncio a cose che mi interessano per il tuo ben, tu farai altrettanto, no?

Bella anche questa:

il modo in cui i bambini vengono pensati influisce enormemente su chi sono e chi saranno. Purtroppo, però, pensare è enormemente sottovalutato. Siccome possiamo farlo tutti, subisce il peso dell’inflazione, e si perde di vista il fatto che poter pensare non equivalga a saperlo fare.

Per concludere direi che posso sicuramente dare un’ottima sufficienza a questo libro!

VOTAZIONE: 3,5/5

Maria Masella – Appuntamento mortale

Credo di aver finito le parole per descrivere quanto è brava Maria Masella a tenere alto il ritmo del racconto. Questa è una nuova avventura di Ardini e Maritano. Dopo aver tolto Paoletta a Tea ed averla caldamente invitata a starle lontano e a non cercare rapporti con la bambina, una domenica mattina di agosto Tea viene svegliata dai Carabinieri che hanno un mandato di perquisizione per il suo appartamento. Il motivo, Tea, lo scopre abbastanza presto: i genitori adottivi e la domestica di Paoletta sono stati uccisi in casa, lei è sparita , così come Ardini. L’ipotesi più credibile secondo gli inquirenti è che Ardini sia letteralmente impazzito, ammazzando tre persone per riportare Paola da Tea. La Maritano non vede Ardini da oltre sei mesi e non ha nemmeno avuto nessun contatto con lui. Eppure sa che non può essere stato Marco, seppur con tutti i suoi fantasmi interiori, a sparare perché anche lui tiene a Paola e vuole per lei il meglio possibile. Cosa è successo quindi? Tea inizia a farsi delle domande e in un libro sul Giorgione a casa di Ardini trova un piccolo indizio da cui cominciare. Si intuisce fin da subito che il caso è molto più intricato di quello che sembra, fino ad arrivare ad essere una conseguenza di un altro caso, ancora più grande che coinvolge forze dell’ordine più potenti e personaggi più in alto. Tra un trasferimento a Castelfranco Veneto e uno in Toscana, Tea e Ardini riusciranno a lavorare insieme e a stabilire un piano d’azione molto pericoloso ma inevitabile. Finale da fuoco e fiamme e ultima pagina che spero lasci aperta la possibilità di ulteriori indagini insieme e non, come si legge in molti commenti su Goodreads, che sia la fine di tutto.

VOTAZIONE: 4/5

Erica Bauermeister – L’arte di cucinare desideri

Un libretto per la rubrica #lettoemangiato che sinceramente non mi ha lasciato molto a parte, fortunatamente, una ricetta molto semplice e buona con l’indivia belga che non aveva mai assaggiato.

Lilian è la proprietaria di un ristorante ben avviato attorno al quale gravitano diversi personaggi con delle storie particolari alle spalle. Chloe è l’aiuto cuoca di Lilian: è una ragazza molto giovane che abita con Isabelle, una signora di più di 70 anni che inizia ad avere qualche segno di Alzheimer. Finnegan, che ha perso entrambi i genitori e sente la necessità di dare voce ai ricordi delle persone che incontra sulla sua strada. Al, il commercialista di Lilian che è costretto ad affrontare l’infelicità del suo matrimonio. E poi c’è Paul che ha perso troppo presto l’adorata moglie e che si iscrive al corso di cucina di Lilian, finendo poi con innamorarsi di lei.

Una storia molto semplice, quasi scontata, dove si trova però tanta bontà che al mondo d’oggi, secondo me, serve sempre ed è sempre un buon esempio. Al contrario di quanto ci si potrebbe aspettare dal titolo, non si parla così tanto di cucina o almeno non nel dettaglio. Forse l’unico piatto di cui l’autrice ci dà più indicazioni è proprio quello che ho replicato: l’indivia al burro. Un piatto di comfort per Lilian che, nella semplicità di tre soli ingredienti, riesce a trovare la calma per affrontare un’altra giornata con un gran segreto dentro di sé.

VOTAZIONE LIBRO: 2/5.

VOTAZIONE RICETTA: 4/5

Nadia Morbelli – Hanno ammazzato la Marinin

Sono stata attratta dal titolo e dall’ambientazione genovese ed era stata anche una piacevole lettura… fino al finale che purtroppo non mi ha per niente soddisfatto. L’ho trovato, infatti, un po’ troppo artefatto.

Comunque, eccovi la trama: Nadia è una redattrice che lavora per una casa editrice piccolina e di nicchia. Abita a Genova, ma passa quasi tutti i weekend a casa dei genitori, in un paese dell’entroterra genovese al confine con il Piemonte, dove si ritrova con i suoi amici di sempre. La vicenda prende il via dal fatto che viene trovata morta la Marinin, vicina di casa di Nadia. La Marinin abitava nell’appartamento accanto insieme alla figlia, al genero e al nipote con cui peraltro non andava d’accordo, ma era originaria dello stesso paese dei genitori di Nadia. La nostra protagonista viene interrogata dalla Polizia e, incuriosita da ciò che è accaduto a pochi metri da lei, inizia a chiedere informazioni sulla Marinin ai genitori e agli amici. Ne viene fuori un quadro interessante, nella cui storia è coinvolto anche l’Avvocato famoso e danaroso della zona di Ovada che ha, tra le altre, il curioso hobby di collezionare armi da fuoco antiche. Così, tra una chiacchierata e una mangiata (se i posti menzionati nel libro esistono veramente, sarebbero assolutamente da provare), Nadia riesce a scoprire la verità sulla morte della povera Marinin.

A mio parere l’autrice avrebbe potuto trovare mille diversi finali, ma quello che ha scelto l’ho trovato un po’ troppo tirato per i capelli, se mi capite. Peccato perché mi ero già informata sugli altri due titoli che aveva scritto con la stessa protagonista.

VOTAZIONE: 2/5

Francesco Costa – California

E’ uscito da poco l’ultimo saggio di Francesco Costa e potevo mica non leggerlo? Ovviamente no! E’ un’analisi molto interessante di ciò che sta accadendo in California, un Paese che è stato per tanti, tantissimi anni una meta ideale per trasferimenti e migrazioni, mentre ora nonostante l’economia stia andando sempre super bene, vive un momento di grande controesodo. Molti californiani stanno infatti lasciando la “Terra Promessa” per Paesi confinanti (soprattutto Texas), ma non solo. Francesco Costa pone giustamente l’accento sul come sia possibile che il Paese forse più democratico di tutti gli USA non sia ancora riuscito a risolvere l’enorme piaga di intere comunità di senzatetto che infestano le grandi metropoli, Los Angeles fra tutte. Partendo così da spiegarci il perché le case californiane hanno dei prezzi improponibili tanto che anche le famiglie che lavorano non possono permettersi di comprare o affittare una casa che non sia simile ad una topaia oppure che non sia ad almeno due ore di macchina dal posto di lavoro; passando al sistema dell’associazionismo che in California ha l’ultima parola su tutto, per finire ovviamente al fulcro del problema: la politica. Menzione speciale anche per il clima e per il conseguente pericolo ormai costante degli incendi che hanno già distrutto in questi anni una parte importante del territorio californiano (famoso, tra l’altro per la grande quantità di bellezze naturali) e all’onnipresente pensiero del Big One, il terremoto che, stando agli studi, dovrebbe distruggere una buona parte di costa e non solo.
Come al solito Costa spiega in modo ineccepibile tutti i fatti, questa volta rimandando il lettore ad una amplissima bibliografia. Personalmente sarei andata avanti a leggere di questo argomento per almeno altre 150 pagine, per cui non posso fare a meno di consigliarlo se l’argomento vi interessa.

VOTAZIONE: 4/5