Matt Haig – Gli umani

Questo romanzo è stato davvero una grande sorpresa! Mi è stato prestato da Pola e non mi aspettavo che mi sarebbe piaciuto così tanto.
E’ la storia di un alieno inviato sulla Terra per prendere le sembianze del Professor Andrew Martin che era forse riuscito a scoprire il mistero che si celava dietro l’ipotesi di Riemann e i suoi numeri primi. Ma gli umani non devono assolutamente risolvere questo mistero che è alla base di molte altre scoperte più importanti e cruciali. Gli “ospiti” inviano così l’alieno sulla Terra con lo scopo di eliminare tutte le persone con cui Martin ha parlato della sua scoperta.
L’alieno, sotto le stesse sembianza del Professore ma con pochissime conoscenze di ciò che vuol dire essere umano, inizia così la sua vita terrestre e le sue indagini. Vive con la moglie di Martin, Isobel, con il figlio adolescente Gulliver e con il tenerissimo cane Newton. L’alieno, partito convinto che gli umani fossero una specie sottosviluppata e molto monotona, avrà delle grandi sorprese e si dovrà ricredere. Inizierà ad amare Emily Dickinson e la musica, instaurerà un rapporto nuovo con la moglie e il figlio che il loro vero Andrew Martin aveva sempre trascurato. Isobel e Gulliver (ma soprattutto Newton) sono sconcertati, non capiscono che cosa stia succedendo al loro Andrew, che peraltro hanno spesso e volentieri odiato.
Piano piano l’alieno comprenderà di più gli umani, i loro tormenti, le loro passioni, l’amore, fino a rinunciare addirittura ai suoi poteri (che gli erano stati straordinariamente d’aiuto da quando era giunto sulla Terra) e diventare terrestre a tutti gli effetti.

Eì un libro incredibilmente interessante, che ci dà un punto di vista originale su come noi umani potremmo essere visti da fuori. Mi ha fatto molto riflettere, ma anche sorridere e versare qualche lacrimuccia. Consigliato!

VOTAZIONE: 4+/5

CITAZIONE:

This was, I would later realise, a planet of things wrapped inside things. Food inside wrappers. Bodies inside clothes. Contempt inside smiles. Everything was hidden inside.

Ambra – Infame

Ho amato profondamente Ambra ai tempi della mia adolescenza durante il mitico programma “Non è la Rai” e ho cantato a squarciagola “T’appartengo” anche dieci volte di seguito. Poi l’ho persa. Non l’ho più seguita anche se avevo letto che si era sposata con il cantante Francesco Renga con il quale aveva avuto due figli. Niente di più, niente di meno.
Quando Paola, che ormai conoscete anche voi, mi ha detto “Te lo presto da leggere”, in memoria della fedeltà pomeridiana con cui seguivo il programma ho detto “Va bene” anche se non avevo la minima idea che Ambra avesse scritto un libro. E poi, era la sua prima prova? Cosa aveva fatto Ambra in tutti questi anni?
Così, leggendo questa sua opera che è sostanzialmente autobiografica, ho scoperto che almeno per un periodo della sua vita, la mitica e infaticabile ragazzina dal caschetto di capelli mossi aveva sofferto di un disturbo alimentare molto importante. Questo è il racconto di ciò che pensava, di ciò che provava e di ciò che succedeva concretamente al suo corpo. E’ soprattutto il racconto dell’urlo profondo che Ambra avrebbe voluto far uscire o, meglio, che avrebbe voluto che qualcuno sentisse o tirasse fuori. Invece molti sapevano ma non chiedevano niente, non parlavano. Mi ha fatto molto pensare a tutte le volte che mi è capitato di stare vicino a qualcuno con problemi e che, quasi sempre, per pudore, timidezza o altro ho preferito sempre fare finta di niente. E’ vero che ognuno è fatto in modo diverso e che magari a qualcuno darebbe fastidio affrontare certi argomenti ma se invece il mio interesse avesse fatto un minimo di differenza? Potrei perdonarmelo? Ci devo pensare.
Con uno sguardo e un tipo di scrittura davvero cinico, personalmente l’ho trovato nudo, crudo e terribilmente utile.

VOTAZIONE: 3,75/5

Maurizio De Giovanni – Angeli

Ultimo libro dei Bastardi di Pizzofalcone. In un’atmosfera un po’ cupa e triste data dagli umori e dalle vicende personali dei vari protagonisti, il commissariato di Pizzofalcone è nuovamente al centro dell’attenzione per un’altra indagine particolare.

Nando Iaccarino aveva mani magiche per ciò che riguardava i macchinari e le autovetture. Aveva aperto un’officina in pieno quartiere dove accettava di occuparsi di un solo cliente alla volta perché spesso doveva produrre in autonomia i pezzi di ricambio introvabili. Iaccarino era stato trovato ammazzato da qualcuno nella sua stessa officina con una chiave inglese che era poi stata rimessa a posto, pulita dalle impronte ma non dal sangue del povero ex meccanico. A Lojacono e Martini sembra ci sia qualcosa che non quadra. Tutto troppo pulito e in ordine per essere un’officina meccanica. A parte il sangue sulla chiave inglese e in cassettino aperto con dentro qualche banconota. Iaccarino aveva lavorato per moltissimi anni in una villa di Posillipo di proprietà di un noto imprenditore e della moglie di nobili origini. Dopo oltre trent’anni aveva lasciato il lavoro alla villa e aveva aperto l’officina. L’altra cosa molto strana era stato il prelevamento, il pomeriggio prima della sua morte, di trentamila euro che non si erano trovati in officina. Iaccarino lascia una figlia che abita e lavora a Milano e che, curiosamente, sta per sposarsi con Roberto Cortese, il figlio delle due persone per cui Nando aveva lavorato tutta la vita. La squadra di Pizzofalcone lavora alacremente, pur non avendo, questa volta, sostegno diretto del PM Piras che molte volte si è battuta per loro. In particolare Lojacono, la Martini, Palma e la Calabrese (con l’apporto essenziale del buon Pisanelli) sono concentratissimi sul caso. Aragona e Romano sono invece alle prese con un presunto caso di maltrattamento su minore, caso che per un motivo Aragona e un per un altro motivo Romano, li coinvolgono a livello personale.

Questo libro chiude un capitolo ma ne lascia aperti, come al solito, molti altri. Mi piacerebbe sapere che fine ha fatto Letizia, la proprietaria della trattoria che Lojacono solitamente frequentava e che in questo romanzo non viene mai menzionata. Acquisisce, invece, per certi versi, molto più spessore Buffardi di cui, immagino, sentiremo ancora parlare!

Approvato.

VOTAZIONE: 3,75/5

Bruno Morchio – Nel tempo sbagliato

Cari lettori, come state? Spero abbiate iniziato bene l’anno! Io l’altro giorno ho guardato, come la maggior parte delle persone che conosco, la Reunion dei 20 anni dall’uscita del primo film di Harry Potter. Ci credete? Vent’anni! Incredibile!!!

Il 31 dicembre ho invece terminato questo ultimo romanzo di Morchio (150 pagina circa per 16,90€ – nota mia). Io non so veramente cosa dire tranne che sono davvero dispiaciuta perché, come ho già detto più volte, amo follemente il personaggio di Bacci Pagano ma sembra proprio che il suo autore non sappia più cosa inventare per continuare a scrivere. Lo leggo senza idee, senza quel brillio di genio che aveva avuto in passato. Avevo riscontrato la stessa sensazione nelle ultime avventure e ho deciso che le prossime pubblicazioni non le prenderò più a scatola chiusa come ho fatto finora perché al momento, secondo la mia opinione, non ne vale più la pena. E lo dico davvero a malincuore, credetemi.

La trama di questa indagine ci riporta indietro a quando Bacci aveva appena divorziato dalla moglie, aveva venduto la casa di Piazza De Marini e aveva appena comprato due appartamenti contigui che serviranno da casa e ufficio in Stradone Sant’Agostino. Nel mezzo del trasloco si presenta da lui Carlo Pizarro alla ricerca della moglie incredibilmente scomparsa. Incredibilmente perché, dopo aver passato un giorno in barca, alla domenica mattina, quando Pizarro si era svegliato, la ragazza non c’era più e si era portata via la valigia con i suoi vestiti. Quindi era forse un allontanamento volontario? Myra, questo il nome della giovane, è una ragazza dal fascino magnetico, arrivata dall’Est Europa da una famiglia di studiosi con cui era rimasta in stretto contatto. Aveva trovato lavoro come entraineuse in un locale notturno che le permetteva di guadagnare e studiare. Poi, quando aveva conosciuto Carlo, si era licenziata e si era sposata, ma aveva continuato a studiare, facendo carriera in un università.
Bacci interroga la titolare del night club, poi due amici di Myra, infine il suo mentore all’università. Tutti concordano sul fatto che Myra avesse delle qualità uniche: lei è speciale! E’ intelligente, intuitiva, geniale. Strano, da parte sua, scomparire in quel modo. Durante la perlustrazione della sua scrivania all’università Bacci scopre un dettaglio che inizia a dare qualche risposta alle mille domande che si affastellano nella sua mente, ma la svolta definitiva avviene quando il mio amato detective va a fare due chiacchiere con il pescatore proprietario della barchetta ormeggiata accanto allo yacht di Pizarro dal quale era sparita Myra.

Non vi voglio fare spoiler perché magari alcuni amanti di Bacci (e so che sono molti) la pensano diversamente da me e non hanno ancora avuto la possibilità di leggere questo ultimo libro.

Tuttavia dopo questa (parzialmente ennesima) delusione ho deciso che i prossimi libri di Bacci prima li prenderò in prestito dalla biblioteca e poi, eventualmente, li acquisterò. Mi piacerebbe che, se ci fosse qualche altro lettore di Morchio, mi scrivesse se ha le mie stesse impressioni oppure no.

VOTAZIONE: 2,5/5

CITAZIONE:

Mi dissi che aveva ragione Gegè, il moderno Tiresia che aveva rinunciato alle comodità della vita in cambio d’una bislacca ma profonda saggezza. La via dell’inferno non è lastricata di buone intenzione più di quanto lo sia dei cattivi desideri che non abbiamo saputo o voluto riconoscere. Infatti, non era stato il nobile intento di redimere una ragazzina raccattata in un luogo di perdizione a spingere Pizarro a sposare Myra, ma l’ambizione misconosciuta di barattare le proprie fortune economiche con la sua ricchezza interiore, illudendosi così di riscattare il proprio senso di pochezza. Aveva scambiato questa inconfessabile ma legittima aspirazione con l’amore, e l’equivoco lo aveva fatto sentire in diritto di considerarsi una vittima, fino a ritenersi autorizzato ad uccidere.

Pino Imperatore – Aglio, olio e assassino

Per la rubrica #lettoemangiato vi lascio oggi la trama di questo giallo-non-giallo uscito nel lontano 2018. Protagonista è l’Ispettore Gianni Scapece, tornato a lavorare nella natia Napoli, dopo aver lavorato sia al Nord che al Centro Italia. E’ stato assegnato al nuovissimo e appena inaugurato commissariato nel quartiere di Mergellina, dove si trova anche la famosissima trattoria Parthenope gestita dai simpaticissimi Francesco e Peppe Vitiello. L’ispettore Scapece, insieme al suo capo Carlo Improta, deve indagare su un assassinio curioso: un giovane ragazzo è stato trovato morto nella sua casa con un coltello conficcato nella schiena e con i genitali dentro una padella piena di olio e aglio, mentre sul sedere un mazzo di peperoncini. Scapece capisce quasi da subito che si tratta di un omicidio molto particolare con qualche significato nascosto. Dopo qualche giorno viene ritrovato anche un altro cadavere, questa volta di una ragazza, morta per strangolamento su cui è stata sparsa della polvere di peperoncino. L’Ispettore Scapece, durante le sue cene alla Parthenope, si lascia andare con la famiglia Vitiello, che diventa un po’ anche la sua di famiglia. Scapece interroga tutti i condomini del primo ragazzo morto e anche i genitori e ne viene fuori un quadro non bellissimo: appena poco più che trentenne, praticamente nullafacente, viveva grazie ai soldi del papà che gli aveva lasciato gli affitti di tutti gli appartamenti del palazzo dove il giovane risiedeva. Probabilmente invischiato in qualche giro di droga, Amedeo (questo il nome del ragazzo ucciso) non era tuttavia un cattivo ragazzo. Diverso il discorso per la seconda vittima: Tania. Una ragazza solare, amata dai genitori e anche dalla sua compagna con la quale condivideva anche il negozio di fiori e piante. Cosa accomuna le due vittime? La situazione degenera quando davanti a casa Vitiello compare un avvertimento minaccioso: una casseruola con un pollo alla diavola! Ma niente fermerà la super sfida di Asso Pigliatutto indetta da Nonno Ciccio Vitiello e neppure la cena per i senzatetto che Isabella, figlia di Peppe e nipote di Nonno Ciccio, ha organizzato con la sua associazione di volontariato. Proprio durante la cena Scapece avrà un’incredibile illuminazione che lo porterà a risolvere il caso creando un po’ di baraonda all’interno del locale.
Sebbene alcuni momenti siano davvero esilaranti, in generale è uno di quei libri che si dimenticano facilmente.

VOTAZIONE LIBRO: 2/5

Aggiornerò l’articolo non appena riuscirò a provare la ricetta di cui, per il momento, vi metto una foto presa dal sito melarossa.it

Gabriella Genisi – Pizzica amara + La regola di Santa Croce

Contiene spoiler

Carissimi amici come state? Per questo Natale vi voglio lasciare le mie impressioni su questi bellissimi e accattivanti gialli di Gabriella Genisi che, dopo il commissario Lolita Lobosco che mi è piaciuto tantissimo, ci propone questo personaggio incredibile: Francesca (detta Chicca) Lopez.

Vi spiego com’è andata. Ho iniziato il secondo episodio della saga La regola di Santa Croce, non sapendo che fosse il secondo. Quando mi sono accorta che mi piaceva tantissimo, ma non capivo tutti i riferimenti al passato che erano importanti, ho interrotto la lettura e ho preso il primo volume Pizzica amara.

Ecco la trama di Pizzica Amara: Chicca Lopez è una carabiniera salentina con un passato molto complicato, cresciuta dai nonni e poi in casa famiglia perché il padre, al quale assomiglia moltissimo, non l’aveva voluta riconoscere e la madre l’aveva abbandonata. Una piccola ma tostissima brunetta con tantissimo carattere, molta forza di volontà e determinazione che si porta dietro dei complessi mai risolti. Ha una compagna più grande di lei, Flavia con cui il rapporto è al capolinea. Flavia si è licenziata dal lavoro ed è caduta in una grave depressione per cui resta in casa a dare ordini e ad aggredire Chicca che, oltre al lavoro, deve fare da mangiare e tenere in ordine la casa. Per cui Chicca si concentra sempre più sul lavoro che la porta a stare fuori di casa tantissimo tempo, a volte anche di notte. Chicca ha iniziato ad indagare sulla morte, forse un suicidio, di una giovane rampolla di ottima famiglia, Federica, che è stata trovata impiccata ad un albero in pieno centro. Di ragazze e ragazzi giovani ammazzati o scomparsi negli ultimi anni in Salento se ne contano tanti. Facendo domande in giro Chicca scopre che Federica negli ultimi tempi era molto amica di Martina, una ragazza diversissima da lei sia per estrazione, sia per carattere. E il giorno prima di morire era andata a casa di Federica la mamma di Martina, una donna bellissima che tutti conoscono come macara, strega. Chicca, con molta pazienza e qualche ricatto, costringe la donna a raccontare la verità che sa. Quella che viene fuori è una verità talmente terribile che, devo ammetterlo, mi ha tenuta sveglia di notte dall’angoscia. Prostituzione, sacrifici, sette, logge massoniche, messe nere, omicidi, il potere dei soldi contro la disperazione dei poveri. Chicca riuscirà a sollevare un gran polverone e a buttare nel fango un sacco di nomi importanti della società leccese a costo quasi della vita. Per un caso misterioso il capitano Biondi intraprende l’azione proprio nel momento giusto riuscendo a salvare Chicca prima che sia troppo tardi.

Nella seconda avventura La regola di Santa Croce troviamo Chicca Lopez al rientro dopo un periodo di congedo che viene relegata alla Tutela dei Beni Culturali e del Paesaggio. Durante una visita fuori programma nella splendida Basilica di Santa Croce (concessione di un suo amico), Chicca si rende conto che qualcuno ha deturpato una parte di muro con una scritta con tre nomi e un numero [EVA RENZO CESARE 499]. Scatta subito l’indagine che porterà Chicca Lopez a tirare fuori una brutta storia di vent’anni prima in cui due grandi amici avevano incontrato durante l’adolescenza la bellissima e magnetica Eva. I tre avevano stretto un patto “O tutti o nessuno”, ma questo patto era stato spezzato da uno dei ragazzi che era andato per volere della famiglia a studiare a Venezia, lontano dal Salento. Da lì per i due rimasti l’inizio della discesa verso l’inferno. Eva, che voleva tutto dalla vita era diventata l’amante di uno dei boss della nascente mafia, mentre Renzo era rimasto, nonostante tutto, a sorvegliarla e ad amarla, anche da lontano. Fino al tragico epilogo. Epilogo che faticosamente, pezzetto dopo pezzetto il maresciallo Lopez riesce a ricostruire il puzzle completo anche con il capitano Biondi alle calcagna che le intima ogni due per tre di smetterla di inseguire i fantasmi.

In entrambi i libri la terra pugliese è parte integrante del racconto e, come sapete, io adoro i romanzi in cui l’ambientazione è fondamentale per la narrazione. Purtroppo per il lavoro che faccio non ho mai avuto la possibilità di fare le ferie tra maggio e ottobre, per cui non sono mai andata in Puglia perché “che ci vai in inverno?”. Ma in realtà la voglia di visitare questa straordinaria regione (seppur con tutti i problemi che vengono anche fuori in questi libri) è tanta e, anzi, leggendoli mi è parsa ancora più magica fuori stagione!

Assolutamente consigliati!!!

VOTAZIONE: 4,5/5

Stefania Auci – L’inverno dei Leoni

ovvero… L’epopea di una fine.

Avevo atteso tantissimo l’uscita di questa seconda parte del romanzone che ha come protagonista la famosissima famiglia Florio (qua trovate i miei pensieri sulla prima parte) ma purtroppo sono riuscita a leggerla e a terminarla solamente ora.

Nella trama c’è veramente tanta carne al fuoco, ma voglio sintetizzarla il più possibile. Questa saga merita, merita se non altro per il fatto che costituisce un pezzo importantissimo di storia siciliana in primis, ma anche italiana. Ciò che la famiglia Florio ha fatto tra la fine del 1800 e la metà del 1900 è stata una vera e propria parabola. In questa seconda parte, che inizia esattamente dove terminava la prima, si racconta la storia di Ignazio Florio, figlio di Vincenzo, che sposa Giovanna D’Ondes Trigona portando nella famiglia quel sangue blu che manca alla dinastia e che si è spesso cercato. Questo Ignazio porta Casa Florio nell’Olimpo, stringendo accordi, guadagnando immensamente, aprendo nuove e produttive attività, comprando addirittura l’arcipelago delle Egadi. Tutti vengono al cospetto di Don Ignazio Florio nelle sue molteplici ville (o piccoli regni). Ignazio dedica la vita a Casa Florio, lasciando spesso da sola la moglie Giovanna. Giovanna dà ad Ignazio quattro figli, ma il primogenito Vincenzo, cagionevole di salute dalla nascita muore a soli dodici anni. Questo lutto segnerà per sempre Giovanna, nonostante la presenza del secondogenito Ignazziddu, di Giulia e del piccolo Vincenzo avuto ben tredici anni dopo la nascita di Giulia. Ma Don Ignazio Florio, tanto amato anche dai suoi lavoratori che conosceva tutti per nome, muore a soli cinquant’anni d’età, lasciando tutto in mano al troppo giovane Ignazziddu che non ha la testa e purtroppo nemmeno le capacità imprenditoriali del padre. Anche se ci prova, per un certo periodo, bisogna ammetterlo. Ignazziddu diventa l’erede di tutta Casa Florio con una responsabilità gravissima sulle spalle. Lui sa di non essere come suo padre, è più attratto dalla mondanità, dalle donne, dai soldi. Sposa la bellissima Franca Jacona, che diventa così Donna Franca Florio. Ma Franca capisce ben presto cosa significa essere una Florio e quante volte deve girare la testa per non vedere cose che la fanno stare male. Consigliata dalla cognata Giulia, Franca fa del suo meglio per essere all’altezza del nome che porta e per molti anni sarà la regina delle feste palermitane ma non solo. Si circonderà di arte e di bellezza, nella sua casa saranno ospiti Re e Regine di tutta Europa, nobili, poeti, scrittori e musicisti famosi. Purtroppo la vita di Franca e Ignazio è costellata di vere e proprie disgrazie, troppo difficili da superare sia come coppia, sia come persona singola. Su cinque figli, ben tre muoiono in giovanissima età, soprattutto muore l’unico maschio (Ignazio, soprannominato Baby Boy) e quindi l’unico vero erede della dinastia. I lutti in famiglia, ma soprattutto il declino inesorabile delle attività commerciali portano i Florio al tracollo. Franca e Ignazio saranno costretti a vendere tutto, a partire dalle ville, le aziende, i quadri, il mobilio, per arrivare agli amati e preziosissimi gioielli di Donna Franca. Una fine davvero incredibile ma spiegabile.

Come ci tiene a sottolineare la scrittrice, il suo è un romanzo, non un libro storico, che però mischia sapientemente eventi storici realmente accaduti, con fatti inventati parzialmente dalla Auci. Infatti la storia dei Florio è davvero legata a quella dell’Italia in generale. Come il primo libro, all’inizio di ogni capitolo, abbiamo una panoramica storica che inquadra perfettamente il momento che l’Italia, insieme all’Europa, sta vivendo.

E’ sicuramente un libro che mi ha appassionato molto, essendo io un’amante della Storia, della Sicilia, di Favignana in particolare.

VOTAZIONE: 3,5/5

CITAZIONI:

A lui, la morte ha portato via il padre; a loro, ha sottratto una guida. Ora, e non dopo, perché è arrivato il momento di dimostrre che sarà il degno successore di suo padre. Che la sua vita – consacrata a Casa Florio sin dal momento in cui è venuto al mondo – non è inutile. Che la fragilità del dolore non gli appartiene e, se pure la avverte, deve nasconderla. E’ lui che deve rassicurare loro.

I Florio devono sempre guardare oltre.

<<Tu non lo hai mai capito cosa significa stare come sto io. Un’autra fimmina s’avissi abituato, c’avissi livato pinseri perché non è che si può campare accussì. Ma io no. Tu si’ ccà dintra. >> E si batte il petto con le nocche. <<E di ccà un ti nni puoi scappari>>

Non vuole e non può capire che il confine tra illusione e speranza è labile e che l’amore, quando si unisce alla disperazione, è capace di partorire la più dolorosa delle bugie.

Elena Varvello – Solo un ragazzo

Libro gentilmente prestato da Paola della Libreria Come un Romanzo.

Devo essere subito sincera cari amici. Questo libro non l’ho proprio capito. Non ho capito il finale, non ho capito se è stato un incubo, se è successo davvero o cosa, ma non me ne faccio un cruccio. O meglio, un po’ ci sono rimasta male perché l’autrice era partita a bomba! Quando ho letto la descrizione sulla sovraccoperta mi sono detta: “Questo è il mio libro!”. Partenza, infatti, ottima e poi… mi sono persa. Nel romanzo si racconta la storia di una famiglia composta da madre, padre e tre figli: due sorelli più grandi e il fratello più piccolo. La storia è ambientata quando le figlie più grandi sono all’università, mentre il più piccolo della famiglia è un adolescente. Un adolescente piuttosto strano, a dire la verità. Che preferisce rimanere da solo e non frequenta molto i suoi coetanei. Poi nel piccolo paesino di Cave, avvengono due furti uno dietro l’altro. E in una delle due occasioni riconoscono il giovane della famiglia appena fuori dal cancello della casa derubata. Alcune ombre iniziano a proiettarsi su di lui e i sospetti degli altri membri della famiglia avanzano cautamente fino a quando non succede il dramma vero e proprio. Il giovane, durante una notte, fa irruzione a casa di una famiglia di amici e li minaccia con un cacciavite. Poi, appena esce di casa senza aver fatto danni, gli amici avvisano subito i genitori. Dopo questo episodio, il giovane della famiglia prenderà una decisione che lascerà sconvolta per sempre tutta la famiglia. Il libro alterna appunto momento della vita prima di questa decisione e dopo di questa decisione, dove troviamo la famiglia totalmente disgregata, la mamma che non riesce quasi nemmeno più ad uscire di casa, le sorelle che forse non si sono mai comprese, acuiscono ancora di più le loro divergenze. Il padre, che prova a tenere una parvenza di normalità, fa tanta tenerezza, ma in realtà fallisce anche lui nell’intento di tenere unita la famiglia. In generale per me è stata una grande sfida terminare il romanzo perché in certi momenti non trovavo il senso di quello che leggevo, per non parlare del finale! Che non ho veramente compreso! Se qualcuno ha letto questo libro e mi vuole dare la propria opinione o punto di vista ne sarei davvero grata!

E’ possibile che l’autrice abbia voluto raccontarci la verità e il mondo che si celano dietro al commento, frase e in questo caso titolo “Ma è solo un ragazzo”? Forse è così, forse il titolo ha un’altra origine, voi che ne pensate?

VOTAZIONE : 1/5

Franco Faggiani – Tutto il cielo che

Libro gentilmente prestato da Paola della Libreria Come un Romanzo.

Questa recensione contiene spoiler!

Paola, grande fan di Faggiani, mi aveva già prestato Non esistono posti lontani (di cui vi avevo parlato qui) che mi aveva colpito per l’accuratezza dei luoghi del viaggio. Anche in questo caso il luogo diventa un po’ il protagonista del libro per i dettagli che Faggiani ci dà, per come ci illustra le valli, i laghi artificiali, i sentieri di quella zona tristemente famosa per il terribile terremoto del 2016, cioè il territorio intorno ad Amatrice e Accumoli.

La protagonista della storia è Francesca Capodiferro, vigile del fuoco con mansione di caposquadra e geologa. Francesca si trova in missione proprio nei paraggi di Amatrice quando accade il fatto: la terribile scossa di terremoto che devasta tutta la zona. Francesca, insieme ai suoi due cani da soccorso e da ricerca, decide di iniziare a muoversi da sola e organizza da subito, con alcuni ragazzi, un campo per i sopravvissuti. Il giorno seguente viene raggiunta dagli uomini della sua squadra dove, insieme a tutti gli altri vigili del fuoco e uomini della protezione civile, lavorano senza sosta per salvare più persone possibile e salvaguardare gli edifici rimasti integri. Per Francesca non è sempre facile essere quasi l’unica donna in mezzo ad un mondo di uomini, ma grazie al suo carattere determinato e alla sua indiscutibile bravura sul lavoro, viene apprezzata sia dai suoi sottoposti, sia dai suoi capi. Al termine del lavoro Francesca e la sua squadra fanno rientro a Roma, alla loro base, ma Francesca non è serena, continua a pensare a tutte le piccole borgate che magari non hanno controllato, le case isolate, le valli più chiuse. Prende così ferie e torna sul luogo della tragedia, percorrendo sentieri, strade sterrate finchè non riesce in qualche modo nel suo intento: riesce infatti a convincere un gruppo di persone a lasciare le proprie case pericolanti per le roulottes e riesce a salvare due giovani ragazze che dovevano badare alla vecchia zia che aveva bisogno di cure.

Francesca Capodiferro è un personaggio davvero particolare, perché nonostante la sua immensa devozione verso il lavoro, lei, in realtà potrebbe anche non avere la necessità di lavorare essendo molto ricca di famiglia. Questo fatto viene fuori spesso durante il racconto, soprattutto come motivo di conflitto tra lei e alcuni suoi sottoposti. In particolare, il rapporto più burrascoso e conflittuale ce l’ha con quello che poi diventerà addirittura suo marito!

Come dicevo all’inizio sono stata particolarmente e positivamente colpita dalla ricerca meticolosa che l’autore mette in ognuno dei due libri che ho letto! Forse, per alcuni, può essere un eccesso. Per me assolutamente è una caratteristica che lo rende riconoscibile. Questa storia ha tirato fuori diversi brutti ricordi e sono andata a rivedermi le immagini di quel terribile terremoto e di come sia la situazione oggigiorno, nonostante siano passati cinque anni. Nell’esposizione dei fatti troverete alcuni salti che subito vi spiazzeranno, ma sono molto utili all’esito finale della narrazione.

VOTAZIONE: 3/5

Laura Madeleine – Una deliziosa pasticceria a Parigi

Per la rubrica #lettoemangiato questa volta ho letto questo libretto grazioso che racchiude, oltre alla magia relativa alla Pasticceria Clermont, anche una grande storia d’amore. Guillaume du Frère è un giovane originario di Bordeaux che parte agli inizi del 1900 insieme all’amico Nicolas in direzione di Parigi dove hanno ottenuto un ambito, anche se molto faticoso, lavoro alle ferrovie statali. Una volta arrivato in stazione Guillaume si scontra con un paio di bellissimi occhi azzurri che gli rimarranno impressi nella mente. Gli occhi speciali appartengono a Jeanne Clermont, la figlia del proprietario e pasticciere della famosa Pasticceria Clermont. Per un evento fortuito Gui si propone di aiutare coloro che riforniscono di materiale la pasticceria e lì incontra nuovamente quegli occhi che lo hanno stregato. Durante una forte alluvione, Gui abbandona il suo lavoro alla ferrovia per andare a vedere la situazione della pasticceria, che si trova in una delle zone più colpite. Arrivando nei pressi del locale riesce provvidenzialmente a salvare Mademoiselle Jeanne che stava per essere trascinata dalla corrente. Monsieur Clermont fa convocare il giovane Du Frère in ufficio certo che lui voglia dei soldi in cambio del salvataggio ma, a sorpresa, Gui chiede una possibilità di lavoro. Il giovane lascia così il lavoro alle ferrovie e inizia il suo percorso come sguattero alla pregiata Pasticceria, cercando quando possibile di parlare con Jeanne. I due iniziano ad avere una sorta di relazione molto pudica clandestina, ma quando Gui decide di raccogliere tutto il suo coraggio e chiederla in sposa iniziano i grandi guai. Innanzitutto Jeanne è promessa sposa al figlio dell’avvocato che gestisce gli affari della Pasticceria, poi la relazione tra i due viene resa pubblica anche da un articolo scritto da un giornalista inglese che aveva conosciuto la coppia durante una delle loro fughe d’amore. Il giornalista, Jim Stevenson, era convinto che a Gui interessassero solo i soldi di Mademoiselle e aveva spifferato a tutta la buona società francese i suoi pensieri, rovinando così la giovane e innamorata coppia. Guillaume era stato pestato a sangue da uomini mandati probabilmente da Monsieur Clermont e aveva perso l’appuntamento cruciale con Jeanne, la quale era stata costretta a sposarmi con l’uomo a cui era stata promessa.

Ai giorni nostri, Petra Stevenson, nipote di Jim, trova una fotografia tra le cose del nonno appena mancato che ritrae una pasticceria di Parigi e, dietro, una scritta: Perdonami. Incuriosita dalla storia dietro quella foto e per riscattare la memoria del nonno scrittore che sta per essere messa in discussione da un biografo, la giovane inizia una disperata e affannata ricerca per conoscere tutti gli aspetti finora sconosciuti del suo amato nonno.

Il racconto alterna i capitoli ambientati nel 1910 a quelli ambientati nel 1988 e ricostruisce una Parigi di inizio secolo davvero incredibile, ma d’altra parte Parigi è sempre magica.

Ovviamente non c’erano proprio ricette descritte, ma un sacco di dolci menzionati. Tra tutti ho provato a fare i famosissimi éclairs. Per la ricetta ho seguito quella della famosissima Benedetta Rossi e, a parte che non sono venuti belli, sono venuti però molto buoni!!!

VOTAZIONE LIBRO: 3/5

VOTAZIONE RICETTA: 4/5